{"id":953,"date":"2017-07-25T10:30:39","date_gmt":"2017-07-25T08:30:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.athena-parthenos.com\/blog\/?p=953"},"modified":"2023-04-20T16:24:35","modified_gmt":"2023-04-20T14:24:35","slug":"emoji-nuove-frontiere-traduzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.athena-parthenos.com\/it\/emoji-nuove-frontiere-traduzione\/","title":{"rendered":"Emoji, o le nuove frontiere della traduzione"},"content":{"rendered":"\n<p>Corre l&#8217;anno 2017 e, a quanto pare, bisogna aggiornare anche il catalogo delle <strong>traduzioni<\/strong>: traduzioni editoriali, tecniche, di <span style=\"color: #78e3ae;\"><a href=\"http:\/\/www.athena-parthenos.com\/blog\/2017\/03\/03\/vuoi-promuovere-il-made-in-italy-allestero-non-dimenticare-le-traduzioni-di-marketing\/\">marketing<\/a><\/span>\u2026 E ora anche di <strong>emoji<\/strong>. S\u00ec, <em>quegli<\/em> emoji, le faccine che ogni giorno utilizziamo su Facebook, Twitter, WhatsApp e chi pi\u00f9 social ha, pi\u00f9 ne metta! Esiste perfino una giornata per celebrarli, il 17 luglio, il <em>World Emoji Day<\/em>!<\/p>\n\n\n\n<p>E non \u00e8 tutto: risale a pochi mesi fa l&#8217;annuncio di lavoro da parte di Today Translation, nota agenzia londinese di traduzioni, concernente la ricerca di un <strong>traduttore specializzato in emoji<\/strong>. &#8220;Vogliamo investire tempo ed energie in questo perch\u00e9 crediamo che l&#8217;uso di emoji diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 popolare. \u00c8 un&#8217;area complessa&#8221;, cos\u00ec Jurga Zilinskiene, CEO e fondatore di Today Translation, giustifica l&#8217;annuncio.<\/p>\n\n\n\n<p>Non tutti gli emoji, infatti, hanno lo stesso significato in tutte le culture: due braccia alzate come a formare un cerchio, ad esempio, indicano un&#8217;approvazione in Giappone, ma in italiano?<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio su questo elemento di multiculturalit\u00e0 che si poggia la necessit\u00e0 di un traduttore di emoji.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">1. L&#8217;origine delle emoji<\/h2>\n\n\n\n<p>Gli emoji nascono nel 1998 in Giappone, da un&#8217;idea di <strong>Shigetaka Kurita<\/strong>, che all&#8217;epoca faceva parte del team di sviluppo di DoCoMo, uno dei maggiori operatori giapponesi di telefonia. L&#8217;anno successivo, infatti, DoCoMo si apprestava a lanciare i-mode<sup>TM<\/sup>, piattaforma per servizi internet mobili quali email e download. Ispiratosi alle previsioni del tempo che utilizzano simboli invece di parole (il termine stesso, emoji, \u00e8 composto dai caratteri \u7d75<em>e<\/em>, disegno, e \u6587\u5b57<em>moji<\/em>, lettera), Kurita intuisce che una cosa simile poteva essere applicata anche ai telefoni cellulari. Il risultato sono <strong>176 emoji<\/strong> che la DoCoMo utilizza per comunicare con i propri clienti, inviando loro informazioni meteorologiche, magari indicando loro il negozio pi\u00f9 vicino dove acquistare un ombrello o una crema solare:<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">2. Emoji Mania<\/h2>\n\n\n\n<p>L&#8217;arrivo degli emoji in Occidente \u00e8 in parte opera di <strong>Apple<\/strong>: dopo averne incluso l&#8217;uso all&#8217;interno di iOS per vendere i suoi prodotti anche in Giappone, nel 2011, l&#8217;azienda di Cupertino li aggiunge anche all&#8217;edizione internazionale di iOS 5. Nasce il boom di emoji: non solo email, messaggi, tweet, ma, in tempi pi\u00f9 recenti, perfino traduzioni di grandi classici come <em>Pinocchio<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">3. Classici in traduzione<\/h2>\n\n\n\n<p>Gli emoji sono ormai diventati oggetto di studio anche in ambito accademico: Francesca Chiusaroli (Universit\u00e0 di Macerata), Johanna Monti (Orientale di Napoli) e Federico Sangati (ricercatore indipendente) lavorano al progetto <strong>Emojitaliano<\/strong>, cio\u00e8 alla costruzione di un linguaggio fruibile a tutti, dai disabili ai migranti. Primo ambizioso step del progetto \u00e8 la traduzione di <strong><em>Pinocchio<\/em><\/strong> con il linguaggio degli emoji: ogni follower del blog <a href=\"https:\/\/www.scritturebrevi.it\/\" rel=\"noopener\">scritturebrevi<\/a>, curato dalla stessa Francesca Chiusaroli, \u00e8 invitato a rielaborare in emoji una frase dell&#8217;opera di Collodi. A fine giornata, i ricercatori scelgono la traduzione migliore, pubblicando con essa anche un glossario ufficiale. Un esempio? Il ragazzo in jeans e maglietta che corre \u00e8 Pinocchio. Il glossario \u00e8 poi confluito in un dizionario digitale, <strong>EmojitalianBot<\/strong>, che permette di cercare la traduzione da e in emoji.<\/p>\n\n\n\n<p>Quello di <em>Pinocchio<\/em> non \u00e8, tuttavia, il primo esperimento di traduzione che coinvolge gli emoji: gi\u00e0 nel 2015 <em>The Guardian<\/em> aveva tradotto il <span style=\"color: #78e3ae;\"><a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/us-news\/ng-interactive\/2015\/jan\/20\/-sp-state-of-the-union-2015-address-obama-emoji\" rel=\"noopener\">discorso di Obama<\/a><\/span> sullo Stato dell&#8217;Unione, mentre l&#8217;artista e designer Joe Hale ha trasformato <em>Alice nel paese delle meraviglie<\/em> in un poster di oltre 25.000 emoji, <em>Wonderland Emoji<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli emoji, infatti, nel corso di vent&#8217;anni, sono diventati un vero e proprio lessico comprendente <strong>migliaia di faccine <\/strong>(come li chiamiamo noi). Periodicamente, l&#8217;Unicode Consortium, che si occupa della standardizzazione dei caratteri e dell&#8217;interoperabilit\u00e0 fra i dispositivi che usano sistemi diversi, raccoglie le proposte dei membri: le pi\u00f9 votate entrano negli aggiornamenti dei nostri smartphone, tablet e computer. Per fine anno, tra l&#8217;altro, sono previsti circa 8000 nuovi emoji in arrivo.<\/p>\n\n\n\n<p>In sostanza, una mole di nuove parole &#8220;in formato disegno&#8221; che, quando non sostituiscono del tutto la scrittura tradizionale, la integrano, conferendole sfumature d&#8217;ironia che talvolta vanno perse nello scritto. Come riflette Claudio Rossi Marcelli su<em> Internazionale<\/em>: &#8220;Se chiudi il messaggio con una scimmietta che si tappa la bocca, puoi scrivere qualunque sconcezza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">4. Ritorno al futuro<\/h2>\n\n\n\n<p>Alla fine, scriveremo solo attraverso disegni e faccine? Secondo Vyvyan Evans, linguista cognitivo ed esperto di pubblicazione, autore del saggio <em>Emoji Code<\/em>, &#8220;Un linguaggio ha bisogno di una grammatica condivisa e gli emoji che usiamo oggi ancora non ce l&#8217;hanno. Sono perfetti come complemento o contrappunto alle nostre frasi, funzionano come il linguaggio del corpo nelle conversazioni a voce.[\u2026] Anche gli emoji si evolvono. In futuro potrebbero diventare un linguaggio che non ha bisogno di appoggiarsi alle parole e crea strutture autosufficienti&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, un pezzo di passato ha fatto il suo ritorno al futuro: i 176 emoji originali ideati da Kurita sono entrati a fare parte della <strong>collezione permanente del MoMA di New York<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non sono ancora linguaggio, gli emoji, per\u00f2, sono gi\u00e0 arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Scritto da Marcella Sartore, Marketing &amp; Communication Assistant @ Athena Parthenos<\/p>\n\n\n\n<p><em>Photo credits: header: l&#8217;installazione di emoji al MoMA, www.users.globalnet.co.uk<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Corre l&#8217;anno 2017 e, a quanto pare, bisogna aggiornare anche il catalogo delle traduzioni: traduzioni editoriali, tecniche, di marketing\u2026 E ora anche di emoji. 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